Eccomi

Blogger: albatroferito
Ho volato per miglia tra le nuvole, disegnando geroglifici d'aria dentro figure geometriche nuove. Ho planato lungo le onde del mare, giocando tra la schiuma che si infrange in un turbine d'acqua ruggente. Sfruttando le correnti ascensionali dei miei pensieri, sono tornato su, a guardare il respiro in quel movimento eterno.

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lunedì, 10 marzo 2008

Benedetto XVI: «L'uomo rimane sempre uomo anche se in stato di coma, anche se embrione»
Tra vedere e non vedere eviterò di prestargli dei soldi. Non si sa mai!

Postato da: albatroferito a 11:24 | link | commenti
vaticano

sabato, 01 marzo 2008

L'essere umano è un orologio, un calendario sul quale, senza saperlo, segna le ore che passano, conta  i giorni trascorsi e allo scadere del tempo scatta qualcosa. Senza che se ne renda conto gioisce per una ricorrenza lieta o la vista si appanna dietro le lacrime a causa di un ricordo triste. Come oggi, sette giorni dopo che te ne sei andato papà. In questa settimana ho voluto costruire una teca nella quale conservare i ricordi e lasciare fuori il dolore. Ma le mie mani inesperte ne hanno costruito una quadrata. Così i  pensieri urtano contro gli spigoli e portano con loro quella sofferenza che avrei voluto escludere. E' come se il ricordo avesse nel suo dna un sentimento triste. Mi servirà del tempo per imparare a costruire una teca tonda, senza asprezze, dove far correre liberi i pensieri. Ma la vorrò anche trasparente, per guardarli e poter sorridere, fare passare la luce perchè si nutrano e crescano come nella più semplice delle fotosintesi. La pianta dei miei ricordi, papà, crescerà forte e libera. Talmente forte da resistere al vento delle parole vuote e talmente libera da arrivare ad afferrare il sole lontano da sguardi spenti.
Intanto il dolore c'è, esiste, vive nascosto e, come il più cinico tra i postini, oggi ha bussato ancora e mi ha trovato in casa, nudo e impreparato. Mi ha consegna un pacco di lacrime vecchie, irrefrenabili, di un pianto infinito in cui è un corpo quello che piange e tu non puoi farci niente se non assecondarlo. Il dolore mi ha raggiunto e pugnalato. Inesorabile, con uno scoppio violento ho sentito la pioggia sulla mia faccia nonostante il cielo senza nuvole. Sono rimasto nel buio e mi sono lasciato trascinare come un tronco da questo fiume in piena. E quella che laggiù in fondo mi sembrava una vertiginosa cascata, si è poi rivelata una liberazione.
Passerà la tristezza e rimarranno i ricordi. Qualcuno germoglierà, custodito nella linfa dopo avere riposato per anni nella mia memoria. Verranno fuori tutti, uno a uno, ma tutti. Uno, il primo, pensavo di non conoscerlo e invece era mio, un ricordo mio. Di quando mio padre mi insegnò le parole crociate. Lui comprava la settimana enigmistica e io la prendevo quando la appoggiava sul tavolino del salotto, per fare l'unico gioco in cui riuscivo: unire tutti i puntini per vedere quale figura sarebbe comparsa quella volta. Indifferente, si alzava dal divano per lasciarmi la possibilità di osare. Poi mi aiutò a capire che infilando una parola in orizzontale e un'altra in verticale si poteva magicamente completare uno schema. Le parole si incastravano tra loro e alla fine tutto tornava; qualche volta anche inventando una parola sconosciuta con una lettera scarabocchiata. Se ci penso un attimo, forse questo è il senso della vita: un foglio bianco da riempire dopo averne capito il concetto e, se proprio necessario, anche improvvisando un po'. Solo così potrai vivere quasi giocando in un incastro di eventi sconosciuti. In fondo è  quello che ha fatto anche lui. E quando ha scritto l'ultima parola, se n'è andato in silenzio, quasi si stesse alzando da quel divano. Avrei voluto tenerti per mano ancora una volta, papà. Accompagnarti fino alla porta e dirti con dolcezza "vai, non preoccuparti, saremo sempre insieme."  Sono rimasto con il cruciverba tra le dita e in questi giorni mi sorprendo a cercare un senso unendo i puntini neri. E aspetto che compaia una figura.

Postato da: albatroferito a 09:37 | link | commenti
uomini

martedì, 08 gennaio 2008

Obama è riuscito in un'impresa impossibile anche a Monica Lewinsky: è riuscito a far piangere Hillary ...

Postato da: albatroferito a 08:38 | link | commenti
americanate

lunedì, 17 dicembre 2007

In forza della recente sentenza del TAR la Guardia di Finanza ha due comandanti: il Gen. D'Arrico e il reintegrato Gen. Speciale.
Ora mi chiedo, come si possa risolvere questa faccenda se non pagando uno dei due in nero ...

Postato da: albatroferito a 08:38 | link | commenti
roba da matti

venerdì, 26 ottobre 2007

Quello che puoi prevedere, ti lascia immobile davanti alla vita.
Quello che non puoi prevedere e ciò che te la cambierà.

Postato da: albatroferito a 18:05 | link | commenti
pensieri

martedì, 24 luglio 2007

Se potessi avere il cielo tra le mani,
raccoglierei ogni stella e ti regalerei
un nuovo colore dell'arcobaleno.
 
Se potessi avere il cielo tra le mani,
raccoglierei ogni goccia d'acqua
e saremo pioggia che riempie i fiumi.
 
Se potessi avere il cielo tra le mani,
ti chiederei di essere vento,
per riuscire a giocare con tutto l'universo.
 
Se potessi avere la magia dei giorni persi,
trasformerei ogni inganno in una stella,
e mi abbandonerei a te
 
Se potessi avere,
ma non ho ...
L'amarezza mi sorprende,
all'improvviso.

Postato da: albatroferito a 16:43 | link | commenti
poesia

lunedì, 28 maggio 2007



     FREE !!!

Questo è un grande giorno per la Sardegna. Caro Titti, spero tu possa riuscire a continuare a sognare il tuo futuro.

Postato da: albatroferito a 08:39 | link | commenti

venerdì, 25 maggio 2007



Dalle stelle in 90 minuti, alle stalle in 24 ore.

Postato da: albatroferito a 18:29 | link | commenti
contraddizioni

giovedì, 24 maggio 2007



Milan batte Liverpool 2 a 1 e solleva la sua settima coppa d'Europa. Al termine della partita il presidente Berlusconi ha rivelato che Inzaghi gli aveva promesso la doppietta. Super Pippo ha aggiunto che la certezza di segnare quei gol gli era stata trasmessa da una precedente apparizione in sogno del presidente che dopo averlo abbracciato gli avrebbe sussurato nell'orecchio: "in hoc segno vinces."

Postato da: albatroferito a 11:17 | link | commenti
calcio, berlusclown

mercoledì, 23 maggio 2007

Prima di intraprendere la mia piccola attività imprenditoriale, ho lavorato presso una filiale Olivetti della mia città, e prima ancora sono stato un agente di Polizia arruolato più per una sana voglia di indipendenza economica che per vocazione. Che termine obsoleto! Eppure un po' ci credevo, credevo nell'istituzione "dalla parte degli altri", credevo in un compito sociale che solo qualche anno più tardi mi sarebbe scivolato via dalle mani. Devo dire che i primi tre anni dei quattro svolti sotto un cappello con il fregio dell'aquila color oro sono comunque stati un'importante esperienza professionale e di vita, e forse proprio dal 1984 al 1987 che ho maturato dentro di me quei valori che ancora oggi mi infiammano. Ho svolto servizio in città come Napoli e Palermo, e proprio in quest'ultima venni assegnato alla scorta di Giovanni Falcone. Sedevo accanto a lui perchè ero il più giovane del gruppo: non avevo ancora una grande esperienza al volante nè al servizio operativo, così il mio ruolo era quello di gregario: nel sedile posteriore, seduto accanto. Ma è stato meglio così. Di lui ho un ricordo straordinario, persona schietta con valori assoluti. O bianco o nero, senza vie di mezzo, senza compromessi. Era benvoluto ma temuto in tutto il Palazzo di Giustiza tanto da essere definito apertamente un giudice scomodo. Diceva "Con la mafia non si convive e non si viene a patti" in una frase che avrebbe bruciato le labbra a chi oggi fra i nostri politici sostiene che "dovremo imparare a conviverci". Aveva due grandi amori: Moglie Francesca e Madre Giustizia. I suoi dialoghi con noi della scorta erano certamente sui nuovi tragitti quotidiani, sulle nuove strade da percorrere, sui diversivi, ma per rompere la tensione creata dall'urlo delle sirene e dallo stridere delle gomme sull'asfalto rumoroso di Palermo, con uno dei tanti quotidiani tra le mani iniziava a commentare gli avvenimenti politici, leggendo spesso fra le brevi. Un giorno durante un viaggio di rientro, mentre lo riaccompagnavamo a casa, chiuse una cartella che aveva iniziato a leggere nel suo ufficio, giù per l'ascensore e fino all'auto che lo aspettava fuori dal Palazzo di Giustizia. Non aveva mai staccato gli occhi da quel fascicolo fino a quando, ormai seduto sul sedile posteriore e in piena corsa, alzò la testa e guardando davanti a sè oltre il parabrezza blindato dell'Alfa90, disse "Il mio conto con la mafia è aperto, lo salderò soltanto con la morte. Viene sempre il momento in cui devi pagare, e più la cosa è importante, più il prezzo è elevato". Forse fu l'unica volta in cui lo sentii prendere atto che quella guerra avrebbe potuto comprendere anche lui fra le vittime. Ogni tanto si lasciava andare a discorsi sul primo socialismo e sulla filosofia fascista; filosofia sia ben chiaro, e ogni volta che pronunciava quel termine i baffi gli si torcevano accompagnando la bocca in una smorfia sempre diversa perchè -ci diceva- avrebbe voluto fermare tutto alla guerra del grano, alla socializzazione, alle idee che animavano i filosofi di inizio secolo.
Quel 23 maggio mi ero congedato da appena quattro anni e ancora sentivo una piccola nostalgia di quell'avventura un pò incosciente che mi è stata riservata dalla vita; ultima sede Livorno -trasferito per motivi di sicurezza (..omissis): se il vaso era l'entusiamo iniziale, la terra lo splendido rapporto con i miei ex-colleghi e il seme ogni persona che come Giovanni Falcone avevo incontrato lungo la mia strada, quella decisione ministeriale fu come una grandinata su un germoglio. Fu così che nel 1988 mi congedai. Ma quel giorno, quel 23 maggio 1992, stavo al tavolo di un piccolo ristorante a Misano Adriatico in compagnia di Manlio e Luca, miei amici e compagni di tatami. Il giorno dopo sarebbero iniziati i campionati italiani ma ... ma la televisione era accesa e io la guardavo seduto spalle al muro; la notizia che ne uscì mi colse come un'esplosione lasciandomi tramortito e facendoni rivivere in un attimo senza fine il tempo di quello stridere di pneumatici, riascoltando -come in un miraggio di suoni- la sua voce e i suoi discorsi. Le immagini -invece- fluivano reali con infiniti flash di asfalto sradicato a costruire crateri, di un auto sollevata e lanciata ai margini dell'autostrada dopo avere scavalcato la corsia opposta, di automobilisti che transitavano nella direzione opposta ancora in attesa dei primi soccorsi resi difficili da improvvise montagne di pietre sulle quali sostavano senza capirne il perchè uomini attaccati a una ricetrasmittente, di vigili del fuoco come funghi con in mano grandi tronchese e fiamma ossidrica, di altre auto rese irriconoscibili, annerite da 500 chili di tritolo e di una croma bianca, sulla quale le telecamere delle tv siciliane si soffermavano, seppellita con i corpi agonizzanti di Falcone e di sua moglie. Ho pensato a quel grande uomo quattro anni prima, il giorno in cui lasciavo la Polizia, quando dietro di me si chiudeva la porta dell'Ufficio del Personale dopo averci lasciato dentro tutte le attrezzature, le divise, i ricordi e una promozione al corso per vice-ispettori. Davanti a me il nulla visto che, tra la meraviglia di tutti i miei familiari, avevo appena barattato il "posto sicuro" per il "nulla", per l'incerto; solo per una questione di principio. Ma il ricordo di quel magistrato è uscito da quella porta con me, l'ho sentito, l'ho toccato, l'ho pesato: era con me. Era il 22 maggio del 1988, domenica. Quel giorno ho pensato a lui e a lui ho pensato qualche settimana dopo quando ho trovato un lavoro nella mia città, e quando guardavo le strazianti immagini di Capaci, e quelle altre orribili che avrei visto trasmesse da Via D'Amelio appena due mesi dopo. E spesso, forse ogni giorno, penso di avere imparato da lui che se si è certi delle proprie scelte, non bisogna mai avere paura per il futuro.

Postato da: albatroferito a 13:40 | link | commenti (1)
uomini